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Film
Film
Adele H. Francois Truffaut, Francois Truffaut
  • Anno: //
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Copertina
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24-02-2010

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maria francesca filadoro
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21-02-2010
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Ho trovato quest'interessante filmato per un uso terapeutico di Adele H.

... la funzione catartica dell'arte!

 

 

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http://www.youtube.com/watch?v=te97pE0bURM collegamento a youtube
Silvia Galanti
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21-02-2010
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Quando, terminati gli ultimi soldi, Adele troverà rifugio in un ospizio per vecchi e mendicanti, si intuisce che la fine è vicina. Resta la forza per l'ultimo folle viaggio, all'inseguimento di Pinson, trasferito alle Barbados. E qui, in una sequenza tra le più belle e strazianti di tutto il cinema di Truffaut, assistiamo all'ultimo incontro. Il giovane la scorge per strada e, impietosito, la segue nel bianco labirinto delle viuzze indigene. Quando l'inseguito, fattosi inseguitore, raggiunge Adele e la chiama per nome, lei passa oltre, lo sguardo perduto negli allucinati spazi della follia.
(...)

Adele, che aspira all'assoluto, respinge la sicurezza di un ordine imposto, sperimenta i rovelli di una solitudine vanamente protesa all'altrui conoscenza, si perde nei labirintici sentieri di un mondo impenetrabile al desiderio. “Tutto questo è abbastanza chiaro: il desiderio dimentica i nomi, travolge l'inutile presunzione dell'identità che si dissemina, attraversa nel nomadismo la storia e gli oceani, sino a raggiungere le desolate, liberatorie spiagge della follia”. (Marco Vellora). La follia radicalizza la diversità di Adele, ne cristallizza l'estraneità irriducibile, ponendo fra il soggetto e la realtà una distanza incolmabile, il percorso irreversibile di una agonia che ha per fine la morte.
Moderno elogio della follia, L'histoire d'Adéle H. si rivela, alla luce delle considerazioni sin qui svolte, film personalissimo, attraversato e segnato dalle ossessioni private di un regista che abbiamo imparato a conoscere e ad amare. (Alberto Barbera,Umberto Mosca, fonte "François Truffaut")



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Ignazio Garau
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21-02-2010
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La realtà delle parole diventa unica realtà per Adele H: parole che segnano lo stesso destino del suo corpo, che si consuma attraverso la scrittura , attraverso il proferire le parole che descrivono la sua demenza, la sua isteria.

 

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francesco bailo
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26-08-2009
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Il gesto di appoggiare la penna alle labbra mi sembra comune a femmine e maschi. Una forma di concentrazione che allude alla necessità di 'possedere' le parole per dire ciò che si pensa. Una specie di verbofagia (se si può così chiamare)...

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Roberto Maragliano
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24-08-2009
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Nei film di Truffaut c'è sempre in scena la scrittura. Qui viene legata ad una forma di ossessione femminile. Adele H, figlia negletta di Victor Hugo, vive un rapporto d'amore immaginario con un giovane ufficiale inglese, che la rifiuta, e in questo rapporto rivive quello irrisolto col padre. Il suo mondo sta lì dentro, affoga nella scrittura (come affogò lo sorellina, da lui prediletta). Innumerevoli sono le scene in cui Adele è rappresentata nell'atto di scrivere (spesso a letto) o di procurarsi e predisporre gli strumenti per la scrittura (carta, penna, calamaio): i suoi atti sono il diario, la lettera, il modulo, scritture che sentiamo dalla sua voce mentre, in trance, li compone. Il suo corpo vive la scrittura come totalità. Fuori, siano il Canada o le Barbados, dove morirà, non c'è nulla.

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Adele H., storia di una ossessione amorosa nel Nome del Padre, è un sublime melodramma per una voce sola, secco e teso come un  film noir, la cui titanica eroina (che sembra aver assorbito l'energia e il senso di morte di tutti i personaggi del film precedente [Effetto notte], combatte senza soste una battaglia persa in partenza, e la cui messa in scena, così rigorosa dal punto di vista figurativo, sotto il profilo della consequenzialità si immerge con stupefacente immedesimazione nella fantasia delirante della protagonista [da Paola Malanga, Tutto il cinema di Truffaut, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2008, p. 391]



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